Route106

ARCHEOPOLIS

Capo Colonna: la solitudine di “una” superstite

Esiste un luogo, lungo il litorale ionico crotonese, baciato dalla storia e dal mito: un luogo mistico, dove il vento ed il mare ci raccontano di pellegrini che da tempo immemore si recano qui a venerare una divinità femminile, da Hera Lacinia alla Madonna “nera” di Capo Colonna. Una lingua di terra protesa verso il Mar Ionio avvolta da una forte aura di sacralità, alimentata nei secoli dalle preghiere e dai canti dei fedeli.

Si tratta del “Lakinion Akron” dei Greci, luogo di avvenimenti mitici. Territorio rigoglioso e pieno di giardini e delizie, sarebbe stato donato da Teti, madre di Achille, ad Hera. Una seconda leggenda racconta che Menelao, viaggiando in questi luoghi, assistette alle celebrazioni di un culto che ricordavano la Morte di Achille su questo promontorio, dove donne vestite a lutto piangevano l’eroe mitico. Ancora, si dice che Eracle fondò qui la colonia achea. Successivamente, il promontorio prese il nome di Capo Nao da Naos, “tempio”. Oggi prende il nome di Capo Colonna per via dell’unica colonna superstite di quello che fu uno dei santuari più importanti dell’antichità: il Santuario di Hera Lacinia.
Questa area sacra, che affascinò i viaggiatori stranieri del Grand Tour, ha una storia antica, complessa e magica. Livio ci riporta che “il santuario era venerato da tutti i popoli intorno”. Nel V secolo a.C. l’Heraion di Capo Colonna fu, infatti, la sede della Lega Italiota, costituita dalle poleis di Kroton, Skylletion e Kaulonia. L’intera area sacra fu depredata già in passato prima dai siracusani, sotto la tirannia di Dionisio intorno al 380 a.C., poi dai romani nel 173 a.C. Questo aspetto è sottolineato anche dal fatto che il censore Q. Fulvio Flacco fece asportare numerose tegole marmoree del tempio di Hera per riutilizzarle nel tempio dedicato alla Fortuna Equestris a Roma. Il Senato però, indignato dal gesto irrispettoso del censore nei confronti della civiltà greca, gli ordinò la restituzione. Le tegole tornarono così a Capo Colonna, ma non furono più rimontate per mancanza di maestranze capaci della tecnica dei costruttori del tempio. I saccheggi si susseguirono, in maniera disastrosa, nel corso dei secoli.
Il padre dell’archeologia italiana, Paolo Orsi, indagò l’area nel 1910. Negli anni ‘80 furono condotti, da parte della Sovrintendenza per i beni archeologici della Calabria, ripetuti scavi sistematici. Appena entrati nel sito si costeggia il muro del Temenos con la recinzione dell’area sacra costruita in opus reticulatum. Varcando la porta a tenaglia ci si ritrova all’ Edificio A, il tempio dorico con l’unica colonna superstite.
L’ Edificio B viene identificato come primo luogo di culto dell’area sacra. Qui, infatti, venne ritrovato il Tesoro di Hera, costituito da numerosi e ricchi ex-voto. Accanto a questo edificio è presente la strada sacra, larga più di 8 metri. Sul lato Nord troviamo il Katagogion (Edificio K), dormitorio per i pellegrini, mentre sul lato Sud l’ Hestiatorion (Edificio H), luogo deputato ai banchetti sacri.
Vicino alla Torre Nao sono stati individuati edifici di età romana, alcuni con pavimenti a mosaico di età tardo- repubblicana e fornaci per laterizi ed anfore di età imperiale. Sotto la Chiesa della Madonna di Capo Colonna, invece, è stata portata alla luce l’abside di una preesistente Chiesa Bizantina. All’inizio del percorso si trova il bellissimo Museo, una sequenza di padiglioni intorno al Giardino di Hera, con un percorso espositivo diviso in 3 sezioni: La Terra, il Sacro, il Mare, caratterizzate da tre colori differenti ( verde, viola, azzurro).
Arriviamo ai nostri giorni: nel corso del lavori di trivellazione effettuati negli ultimi mesi del 2014, furono rivenuti i resti dell’antico Foro Romano. Alla divulgazione di un evento così eccezionale si è preferito l’insabbiamento e una consistente colata di cemento armato. La rimozione di questo piazzale, che doveva servire come parcheggio per meglio fruire dell’area sacra (contro ogni possibile logica), è merito solo di una forte cittadinanza attiva, riunita nel comitato #SalviamoCapoColonna. Grazie alla tenacia di queste persone, capitanate dalle Associazioni Sette Soli e Gettini di Vitalba, il Foro Romano sta prendendo di nuovo vita. Questo, però, è solo un primo grande passo. I visitatori sono infatti diminuiti notevolmente rispetto agli scorsi anni, complice la scarsità dei collegamenti viabili con la Città di Crotone. In base al nostro punto di vista, condiviso da molti addetti ai lavori, la manutenzione del sito è discutibile, la pannellistica scarna o inesistente e le attività volte alla valorizzazione e alla fruizione saltuarie ed inefficienti.
Nonostante tali limiti e mancanze, quest’angolo di Magna Grecia rimane una delle più suggestive, imponenti e interessanti aree archeologiche della Calabria.
Indossate i vostri sandali, lo strummolo come bussola, e recatevi a visitare l’area archeologica di Capo Colonna: a proteggere i vostri passi, ci sarà Hera.
#ArcheoPolis:
Carmela Bilotto
Francesco De Leo

Il prossimo mese, la Route106 vi condurrà a Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria. Seguiteci !!!