Route106

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

Agosto di meraviglia: Amendolea e Gallicianò

Lasciare che i luoghi raccontino la loro storia: è una pratica che, più o meno inconsciamente, abbiamo sempre attuato nei nostri “viaggi” alla scoperta della Calabria. Quando, finalmente, siamo andate a vedere Gallicianò e i ruderi della vecchia Amendolea, mete che ci eravamo proposte più volte di visitare, non abbiamo avuto dubbi: la Bovesia e la fiumara avevano la voce di una donna, suggestione che, poi, è diventata più forte nel corso della giornata. Capirete più tardi il perché.
Eravamo già di base lungo la costa: abbandonata la SS 106, cominciamo a costeggiare la fiumara Amendolea, addentrandoci sempre di più verso quell’ entroterra brullo tipico dell’area grecanica calabrese. Ad un ponte un bivio, ad un bivio la scelta di una strada: quella che sale, tortuosa, verso un cartello malconcio che ci indica il Castello Ruffo. Finalmente arriviamo, parcheggiamo la macchina e cominciamo la nostra scoperta. Difficile dire cosa ci incanti maggiormente: i resti imponenti o il paesaggio mozzafiato?
Vista la posizione strategica, è facile immaginare come Amendolea fosse il centro più importante della zona, e quanto il Castello fosse ben difeso dall’asperità del luogo e dalla confluenza di due fiumare sotto la rocca. Nei pressi del Castello, sorgono i ruderi di quattro piccole chiese bizantine. Un luogo poco conosciuto, che mescola il fascino di un luogo abbandonato all’architettura imponente delle costruzioni, che guarda il Mar Ionio da un lato e l’Aspromonte dall’altro.
Dice Edward Lear di questi luoghi: “ con queste visioni intorno a noi, l’immensa prospettiva di linee degradanti e di torrenti, rifinite dal completo e semplice contorno dell’Etna al di là del mare, era certamente una delle più suggestive scene che si possono trovare nella bella Italia; e la disegnammo”.
Vi consigliamo caldamente una visita qui, su questa rocca scrigno di storia a 400 metri sul livello del mare.

Proseguiamo la nostra escursione, mai abbandonando le strade impervie e tortuose che caratterizzano il territorio e, quindi, la nostra giornata.
La prima persona che incontriamo, fermandoci per strada per fare qualche foto, è la donna che ci accompagnerà durante le nostre ore di permanenza a Gallicianò: la signora Maria Rodà Nucera. Ci invita a pranzo a casa sua, in una delle casette del borgo: l’esperienza si rivela incredibile. La filoxenìa era sacra per gli antichi greci: allo stesso modo l’ospitalità continua ad essere sacra e sinceramente sentita in questi territori.
Il cibo è quello genuino, i piatti quelli delle nonne, i racconti ed i canti quelli di un tempo che non c’è più e che fanno di Gallicianò una meta imperdibile non solo per le sue strade, le insegne bilingui e le casette grecaniche, ma anche e soprattutto per quel patrimonio culturale e umano proprio della cosiddetta “Acropoli della Magna Grecia”.
Come quasi sempre accade, la visita si conclude con un tuffo al mare.

Sulla spiaggia, tra noi, i resoconti di quanto visto e vissuto nel corso della giornata.
Certe che ritorneremo molto, molto presto.

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