Route106

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

Escursione sulla West Coast: Curinga, il Platano e L’eremo di Sant’Elia

Una giornata calda, ma proprio calda di Novembre: occasione più che ghiotta per una nuova escursione.

Ci sentiamo qualche giorno prima per decidere la nostra prossima meta, già desiderose di andare a scoprire qualche posto sulla “West Coast calabra”: la scelta ricade quasi immediatamente su Curinga. Era da qualche tempo che volevamo andare a far visita ad un albero millenario, al Platano orientale, intrise dei racconti degli amici che lo avevano già visto.

Dunque, è fatta: andiamo, senza indugi.

Arrivate all’ingresso del paese, un borgo arroccato sui colli a sud di Lamezia a circa 400 metri s.l.m, seguiamo le indicazioni per l’eremo di Sant’Elia e percorriamo in macchina una strada in salita, che ci allontana dal centro abitato. Guardando dal finestrino, ci si apre di fronte la vista del golfo di Sant’Eufemia e della piana lametina, un paesaggio fatto di scorci mozzafiato insieme a colate di cemento indiscriminate. “La solita tipicità locale”, ci diciamo, con una certa dose di sarcasmo.

Scorgiamo i resti dell’eremo e parcheggiamo in uno spiazzo a lato strada: da lì le indicazioni per raggiungere il Platano. Imbocchiamo un sentiero in discesa, immerse nel bosco, e dopo una decina di minuti ci appare, improvvisamente, lo spettacolo di questo vecchio, immenso e saggio albero: vuoi per la collocazione, vuoi per le dimensioni, la visione ci colpisce immediatamente. Il tronco è totalmente cavo, con segni di incendi, e ci immergiamo nel ventre dell’arbusto, provando a definirne la storia, la sorpresa dei viaggiatori che negli anni hanno percorso questo sentiero, i racconti scambiati tra le radici millenarie del Platano. Sembra esattamente ciò che ci disse un amico: un gigante buono venuto dall’Oriente tanti anni fa.

Vi consigliamo assolutamente di vederlo: il gomitolo di emozioni rimane tutto personale, ma l’importanza e la bellezza del Platano rimangono oggettive e universali.

Riprendiamo il sentiero, questa volta in salita, e arriviamo all’Eremo di Sant’Elia, fondato dai monaci basiliani intorno all’XI sec. I ruderi del complesso sorgono su una radura, con la cupola in pietra ancora ben conservata: l’erba è alta ma non ci scoraggia nella visita e la scoperta di questo luogo.

È un altro lembo di Calabria che parla di contaminazioni culturali e di rispettosa connivenza tra uomo e natura: una semplicità di pensiero che oggi sembra quasi impossibile ripristinare.

Dopo aver fatto scorta di visioni, profumi e considerazioni, rientriamo alla base: un nuovo “Racconto dello Strummolo” da pubblicare, un’altra storia di cui parlare, un altro luogo che vi invitiamo a visitare.

 

Continua a seguire lo Strummolo!