Route106

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

Restare Umani a Riace

C’è un angolo di Mondo che si trova a due passi dal litorale Ionico, lo scoprimmo un pò di anni fa, quando girando senza mete prestabilite, ci facevamo guidare dal vento dell’intuizione. Ci definivamo “Strummoli”, i km da Cosenza a Reggio li macinavamo, sceglievamo i percorsi più lunghi e più difficili poiché la lentezza lasciava lo spazio per perdersi in luoghi affascinanti e sconosciuti. Quando entravamo nei borghi si riviveva più meno la stessa scena: qualche donna seduta sull’uscio della porta, gli uomini davanti al bar o nella piazza del paese a chiacchierare, stradine vuote, alcune case abbandonate e altre ancora invece abitate, si capiva dagli odori invitanti che arrivavano dalle loro cucine. La vita per gli abitanti del posto trascorreva cosi, tra un catoio e la Chiesa, tra un bicchiere di vino e un rosario e tra l’attesa di riabbracciare parenti e amici che, puntualmente nei periodi di festa o in estate, tornavano al paese di origine.

Lasciavamo il paese con un sentimento di nostalgia e ci domandavamo come fossero i borghi un tempo, quando le stradine erano affollate e i bambini giocavano a nascondino nei vicoli, quando le scuole funzionavano, quando le serrande delle botteghe del calzolaio, del barbiere, della sartoria, del falegname e dei negozi alimentari erano aperte.

Ma riprendiamo dall’inizio, dicevamo l’angolo di mondo..e sì, perchè è di Riace che vogliamo parlare, un borgo che era simile ai borghi che abbiamo descritto poco fa.

Era, perché da qualche anno grazie al Sindaco Mimmo Lucano e all’associazione “Città Futura”, le sorti del paesino sono cambiate. Tutto cominciò nel 1998 quando a Riace Marina sbarcarono dei profughi del Kurdistan, così si decise di dare loro ospitalità in quelle case del paese ormai chiuse e abbandonate da tempo. Le politiche di inclusione negli anni si sono intensificate e ad oggi nel paese vivono diverse etnie. Senza descrivere nello specifico le innumerevoli iniziative di accoglienza che Mimmo Lucano è riuscito a realizzare, vorremmo provare a descrivere che aria si respira oggi entrando a Riace.

La parola corretta forse sarebbe Villaggio Globale, quello che sicuramente stupisce è la presenza di bambini. Bambini africani, asiatici, italiani che giocano insieme nei vicoli del paese, che vanno a scuola perché le scuole non sono chiuse, sono aperte per garantire ai nuovi abitanti l’istruzione e le maestre non sono costrette ad emigrare per mancanza di lavoro. Le serrande delle botteghe sono aperte perché i mestieri rivivono e non c’è bisogno di andare altrove per esercitare la propria competenza. Dalle case si sente la musica dei ragazzi che la abitano e tra le stradine gli odori delle cucine del mondo si confondono e siamo indecise se lasciarci tentare dal tradizionale profumo delle polpette o dal cous cous della sorella marocchina, nel dubbio scegliamo entrambi. Perché noi nel dubbio se infilarci prima nel vicolo a sinistra o a destra abbiamo una certezza comune quella che Riace è la città futura che vorremmo vedere nel mondo, la città che accoglie e non respinge, la città che nelle differenza trova un punto di forza e uno stimolo per ingrandire la propria mente in proporzione al proprio cuore, quel cuore che sceglie la speranza di un mondo migliore per far soccombere la paura.

Foto: Virginia Portaro