Route106

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

Bruzzano Zeffirio: la Rocca Armenia

29 Dicembre 2016: in tempi come i nostri, scanditi da allerte meteo e piccoli alibi a quella tendenza umana chiamata pigrizia, una certa dose di incoscienza è un atto rivoluzionario ( parafrasando ironicamente Orwell).
Dall’incipit è chiara la situazione che ci si presentava: rischio precipitazioni e neve. Nonostante tutto, ci mettiamo in marcia sulla nostra SS 106 direzione sud. Il disco scelto è “107 Elementi” di Neffa: per chi mastica un po’ di rap, sa che è la giusta colonna sonora di una giornata dedicata alla scoperta di posti nuovi.
La storia che ci porta fin qui è quella degli Armeni, un popolo che abitò queste zone lasciando tracce nella cultura materiale; tutto questo a ricordarci che la Calabria è stata sempre punto di incontro e accoglienza di diverse popolazioni: un concetto, oggi, che si tende a dimenticare. Arriviamo a Bruzzano Zeffirio, un nome tanto poetico quanto profetico: arrivate alla rocca, meta della nostra escursione, un vento delicato accompagna la visita del luogo. A proposito del nome, dice Vito Teti: “C’è un insieme di paesi (abbastanza significativo) che non prende in considerazione la posizione o la collocazione geografica, o la possibile area di provenienza, ma l’origine storica, leggendaria o mitica, il mito dell’origine, un antico toponimo diffuso nel paese o nelle sue vicinanze. Il riferimento è quasi sempre all’antichità classica. […] Bruzzano diventa, nel 1863, Bruzzano Zeffirio . La delibera consiliare del 1 ottobre 1862, di cui si occupa Mosino, motiva così la scelta: «… Essendo Bruzzano un paese antichissimo la di cui fondazione ebbe origine dalle colonie greche dei Bruzzii ed Enotri e che il suo capo, punto distinto nelle Carte Geografiche (Capo Bruzzano) che gli antichi latini appellavano Zephirium, così io credo che Bruzzano per distintivo si dovesse sopraggiungere la sopra denominazione Zeffirio…».
L’antefatto è da ricercare, invece, in una delle nostre riunioni organizzative. Si programmano le mete successive, il lavoro ed i sopralluoghi che ci aspettano; siamo d’accordo che la storia degli Armeni e di Bruzzano vogliamo assolutamente vederla, viverla, sentirla. Quasi come se il cammino amplificasse le nozioni che abbiamo appreso prima di giungere su questa sommità che domina il Mar Ionio, nella provincia di Reggio Calabria.
La rocca è viva, abitata dall’abbandono e dalla bellezza del paesaggio: visitiamo le mura che si fanno spazio tra i rovi e l’Arco di trionfo dei Carafa ricco di affreschi, il Castello e una grotta che si trova ai suoi piedi scavata nell’arenaria. Ci sediamo nell’anfiteatro fatto costruire dal comune e apriamo uno dei diari di viaggio a noi più cari, quello di Edward Lear; passa da qui il 6 Agosto del 1847, dicendo: “molti incantevoli panorami si aprono attorno a Bruzzano sbirciando il mare tra i pergolati: i promontori con la scintillante Brancaleone a sud, e le colline azzurre verso nord. Dopo aver disegnato, ci siamo fermati, malgrado fosse ancora presto, alla porta di una cantina, dove trovammo il migliore vino calabrese che avessimo mai assaggiato fino ad ora. Bene per noi che l’abbiamo trovato soltanto dopo”.
Ci telefonano da casa, dicendoci che il tempo sta peggiorando notevolmente: abbiamo fatto ugualmente scorta di visioni e ci promettiamo di ritornare in questo luogo meraviglioso.

…Continua a seguire lo Strummolo!