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ARCHEOPOLIS

TESMOFORIE: CULTO DEL GRANO E RINASCITA

Dee che abitate la terra d’Eleusi odorata d’incensi,

Paro circondata dal mare e Antrone l’impervia di rupi,

O Demetra sovrana, signora di messi, tu, ricca di doni,

tu con tua figlia, la stupenda Persefone,

per il mio canto benigne donatemi dolce ricchezza

Ed io mi ricorderò di te, o Demetra, insieme un’altra canzone”

[Inno omerico a Demetra]

Secondo le scoperte degli studiosi del Mito, vi fu un tempo in cui la religiosità delle genti fu rivolto soprattutto all’aspetto femminile della divinità; vari furono i rituali delle donne che praticavano culti in onore della Grande Madre. La devozione alla Dea, infatti, ha origini antichissime, il suo culto ha accompagnato la lenta evoluzione dell’uomo: possiamo dire, senza dubbio, che rappresenta la prima forma religiosa apparsa sulla Terra.

Nell’antica Grecia, l’anno era scandito da una serie ininterrotta di feste: il calendario, infatti, prevedeva un numero di celebrazioni talmente elevato che un terzo dell’anno era destinato alle ricorrenze. E bisogna considerare che ogni festa aveva un preciso programma, un rituale, un certo tipo di durata: in generale, si componevano tutte di una processione, di un banchetto, di un sacrificio. Ma l’aspetto più interessante delle feste è il loro ruolo sociale: la festa sospende momentaneamente lo scorrere del tempo, sigla un rapporto con il divino, stabilisce una dimensione collettiva e pubblica.

Le Tesmoforie (greco: Thesmophorìa) erano le più diffuse tra le feste greche: venivano celebrate ad Atene nel mese di Pianepsione, dunque tra Ottobre e Novembre, ed erano dedicate alla dea Demetra, detta Tesmofora, cioè creatrice e garante delle norme del vivere sociale. Altrove e soprattutto in Magna Grecia, queste feste venivano celebrate anche in diversi periodi dell’anno. La cerimonia intendeva rappresentare il riposo ed il risveglio della vita nelle campagne, era la festa dell’entrata nell’oscurità e dell’uscita verso la luce; il fine del rituale era quello di assicurare l’abbondanza delle messi. A queste feste partecipavano le donne ed erano categoricamente esclusi gli uomini: le ateniesi si ritiravano sulla collina della Pnice, accanto all’Acropoli, compiendo un percorso che le conduce all’isolamento, metaforicamente al di fuori della città, a rievocare le disavventure mitiche di Demetra e Persefone per garantire e riaffermare l’ordine delle cose. Le donne, durante le Tesmoforie, praticavano il digiuno, piangevano e si purificavano, ricordando il dolore di Demetra nel distacco dalla figlia Persefone.

Il tema della fertilità dei campi e della donna emerge prepotentemente: la festa ha una forte connotazione agraria, ma non può essere spiegata solo con questo. Al centro della festa rimane la dissoluzione della famiglia, la separazione dei sessi e la costituzione di una società di donne: una volta l’anno dimostrano la loro indipendenza, le loro responsabilità, l’importanza nevralgica che hanno nella fertilità della comunità e dei campi. È evidente come le Tesmoforie marcassero spazio e ruolo della donna nella società ateniese: periodicamente le donne, nelle loro vesti di mogli e madri, attraverso la partecipazione al rito e la condivisione di un segreto, vedevano garantite la loro identità e posizione. Infatti, queste feste costituivano l’unica occasione per le donne di restare lontano dalla famiglia e dagli affanni domestici, costruendosi alloggi provvisori, dormendo a terra o utilizzando come giacigli delle piante particolari e selezionate, che avessero un contatto diretto con la Terra. Tutto questo, per ricordare l’atteggiamento di prostrazione assunto da Demetra nel suo isolamento a seguito del rapimento di Persefone.

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Carmela Bilotto