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i viaggi dello strummolo

” Route to roots a Tiriolo “

Domenica 15 Aprile 2018

La strada verso la ricerca delle radici ci ha condotti fin qui: a Tiriolo, territorio sospeso tra Ionio e Tirreno. Un borgo accogliente che ci racconta la nostra storia e lo fa nella maniera più autentica.
Degusteremo un olio d’oliva presidio Slow Food, incontreremo i Bretti e le loro tracce archeologiche, riannoderemo i fili della memoria attraverso la tessitura e la cura delle varie forme di artigianato.
Un’ escursione guidata che comprende un viaggio sensoriale nel gusto ed un trekking urbano in uno dei borghi più belli della nostra Calabria.

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PROGRAMMA TREKKING

Ore10.30: Ritrovo presso lo stabilimento dell’ Oleificio Torchia Tiriolo‘ (Bivio Rocca, Fraz. Pratora – Tiriolo), virtuosa azienda del territorio, il cui olio monocultivar Carolea Torchia è Presidio #SlowFood.
Godremo della degustazione guidata dell’olio evo, visiteremo insieme il frantoio Torchia, vivremo la fantastica “cheese experience”: insieme al casaro, daremo forma e gusto al formaggio, dal primo sale alla ricotta.

Consumeremo la “merenda del contadino”: pane casereccio, olio evo Torchia (Presidio Slow Food), formaggi, salumi, fave e un buon bicchiere di vino.

Ore 15.00: ci muoveremo con le macchine e raggiungeremo Piazza Italia (parcheggio auto in Piazza G. da Fiore): scopriremo insieme il borgo antico fino ad arrivare ai ruderi del Castello per osservare il panorama che abbraccia i due mari: lo Ionio ed il Tirreno.
Proseguiremo con la visita alle botteghe artigiane dei liutai e dei vancali; giungeremo al Monumento ad Ulisse, per incontrare Gigi Puccio, che ci racconterà la sua storia.
Ci sposteremo verso l’Antiquarium Civico, dove percorreremo le orme dei Brettii tra reperti e scavi archeologici.
Concluderemo con un aperitivo tipico e gustoso presso la La Campagna del Re Nilio

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COME ISCRIVERSI

La partecipazione al trekking è riservata agli associati. Coloro che vorranno partecipare, dovranno rinnovare l’iscrizione al nuovo anno associativo inviando una e-mail specificando: Nome, Cognome, Luogo e Data di nascita, Codice Fiscale entro e non oltre il 12 Aprile 2018 all’indirizzo: info@route106.it

Il costo è di:
– 20 euro per i nuovi soci e include: tessera associativa 2018, assicurazione, merenda del contadino,degustazione guidata olio evo e visita frantoio, cheese experience, visita guidata del borgo di Tiriolo e aperitivo conclusivo;

– 15 euro per i tesserati e include:assicurazione, merenda del contadino,degustazione guidata olio evo e visita frantoio, cheese experience, visita guidata del borgo di Tiriolo e aperitivo conclusivo.

La partecipazione è a numero chiuso: il trekking sarà effettuato con min. 15 max. 30 partecipanti.

Per info e prenotazioni: info@route106.it
Foto: Ivan Chiarella

 

 

ARCHEOPOLIS

La grotta del Romito

Qualche settimana fa abbiamo deciso di tornare in un luogo di grande suggestione, testimonianza di vita ed arte preistoriche: un luogo dove gli scavi e gli studi hanno consentito di ricostruire l’ambiente, la vita sociale e le abitudini alimentari e quotidiane dell’Homo Sapiens. Qualche settimana fa – lo avrete capito – la redazione di #ArcheoPolis si è messa in macchina di buon mattino per raggiungere una cavità ricca di storia, situata ai piedi del Monte Ciagola, nel Parco Nazionale del Pollino: la Grotta del Romito.
In questo articolo ci limiteremo a tracciare qualche linea essenziale, senza addentrarci in spiegazioni approfondite del sito e della sua storia. Il motivo? Perchè vogliamo instillare in voi quel giusto grado di curiosità che possa permettervi di recarvi di persona a visitarlo.
Credeteci: ne vale la pena.
La Grotta del Romito è un sito risalente al Paleolitico superiore, contenente una delle più antiche testimonianze dell’arte preistorica in Italia, e una delle più importanti a livello europeo, situata in località Nuppolara nel comune di Papasidero, in Calabria, provincia di Cosenza. Un esempio virtuoso di fruizione di un grande patrimonio che viene dal passato, che è in attesa della certificazione (meritatissima, a nostro avviso) dell’Unesco.
Si tratta di un sito archeologico ben tenuto, molto conosciuto e frequentato da gruppi e scolaresche: il contesto naturalistico è notevole e arricchisce sicuramente la visita.
Dopo aver percorso il sentiero che dal parcheggio scende fino alla grotta, dopo aver ammirato l’incredibile precisione del graffito del Bos Brimigenius (in realtà le incisioni dei bovidi sulla roccia sono due), la visita prosegue all’interno della grotta, dove, oltre agli scavi, si possono ammirare le spettacolari sculture naturali quali le stalattiti e le stalagmiti.
Nella struttura dov’è alloggiata la biglietteria è stato realizzato un Museo Didattico, contenente i vari reperti rinvenuti nel corso delle campagne di scavo, assieme ad una mostra di arte contemporanea dedicata al Bos Primigenius.
Andare a visitare la Grotta del Romito è un misto di esperienze: una discesa nel ventre della terra, un viaggio intrauterino; la vista di panorami mozzafiato, incastonata nel Parco del Pollino; un tuffo nella storia e nella vita dell’uomo in questi luoghi 18.000 anni fa.
Se volete concludere degnamente la giornata, recatevi a visitare il borgo di Papasidero. Poi, fate come noi: scendete lentamente, seguite il suono dell’acqua che scorre, giù, in fondo all’abitato, e regalatevi il piacere di stare con i piedi a mollo nel Fiume Lao.
Non c’è centro benessere al mondo che possa reggere il confronto!

#ArcheoPolis

segui lo #Strummolo!

i viaggi dello strummolo

Trekking Urbano a Gioiosa Jonica – Domenica 30 Aprile 2017

A pochi chilometri dalla Statale Ionica 106 su una rupe a strapiombo sul fiume Gallizzi sorge Gioiosa Jonica. Un borgo vivo, dove l’arte della pasticceria la fa da padrona, e la tradizione del mercato domenicale ha radici lontanissime. Palazzi nobiliari, Chiese, Porte e un vecchio castello ammirano dell’alto la bellezza nascosta della Villa Romana del Naniglio, fiore all’occhiello di uno dei Borghi più affascinanti della riviera dei Gelsomini.


PROGRAMMA DEL TREKKING

Ore 10:00 – ritrovo dei partecipanti presso Viale delle Rimembranze – Villa Romana del Naniglio.
Inizieremo il trekking con la visita Guidata del parco archeologico, per poi raggiungere la Chiesetta dell’Annunziate e perseguire passeggiando per le vie del paese, attraversando, accompagnati da un cicerone d’eccezione lo storico mercato domenicale. Raccontandovi del Borgo vi accompagneremo alla scoperta delle bellezze di Gioiosa Ionica. Visita della Chiesa dell’Addolorata e della Chiesa di San Rocco patrono della cittadina. Faremo tappa presso Palazzo Amaduri, antico palazzo nobiliare aperto per l’occasione.
Ore 13:00 / 13:30 – pranzo a buffet presso Palazzo Amaduri.
Dopo pranzo il Trekking prosegue addentrandoci nel cuore del borgo antico, per poi raggiungere piazza plebiscito scendendo uno ad uno i gradini che portano al fiume Gallizzi.


COME  ISCRIVERSI

La partecipazione al trekking è riservata agli associati. Coloro che vogliono rinnovare l’iscrizione al nuovo anno associativo possono inviare una mail all’indirizzo info@route106.it  . Coloro che vogliono diventare associati possono farlo inviando i proprio dati: Nome, Cognome, Luogo e Data di nascita, Codice Fiscale all’indirizzo info@route106.it entro e non oltre il 26 aprile 2017.

La partecipazione riservata agli associati è a prenotazione e a numero chiuso: il trekking sarà effettuato con min. 15 max. 35 partecipanti.   La prenotazione va effettuata entro e non oltre il  26 Aprile.

L’iscrizione va inviata a info@route106.it  specificando: Nome, Cognome, Data di nascita, Codice Fiscale e numero di telefono dei partecipanti.

Per maggiori info: http://www.route106.it/contatti/ 

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

” All’ombra delle pupazze in fiore “

Questo articolo racconta la Domenica delle Palme del 2010, nell’estremo Sud della Calabria, nella nostra amata area grecanica. Si tratta di ben 7 anni fa: ma questi spazi temporali sono di poco conto, se parliamo, ancora oggi, di un rito che si rinnova da tempo immemore.

Ultima premessa: il titolo dell’articolo richiama un libro fondamentale per comprendere il rito delle Persefoni a Bova, scritto da Alfonsina Bellio. Neanche a dirlo: ve ne consigliamo fortemente la lettura.

Non serve dirci fesserie sulla viabilità calabrese, costruirci un falso sistema di credenze o farcele propinare dalla classe politica: e noi, che queste strade le percorriamo da più di 10 anni (e quante ancora ce ne mancano!), e che ne abbiamo addirittura scelta una come nome dell’Associazione, ne sappiamo qualcosa.

Quel giorno fu davvero delirante raggiungere Bova da Cosenza, con gran parte della SA-RC chiusa, costrette a percorrere la Ionica da Catanzaro fino alla capitale culturale dell’area grecanica: sveglia alle 4 del mattino, partenza alle 5 dopo un caffè allo svincolo di Cosenza Nord. “E tuttu chissu ppi ‘na processione? Un siti normali”.

Ma ci siamo abituate a queste considerazioni.

Fatto sta che questa processione delle “pupazze” di Bova, la cui nomea ci affascinava già da qualche tempo, stavolta non volevamo proprio perdercela. Toccava esserci a qualunque costo!

Dopo ore di macchina, pioggia e paesaggi incredibili, arriviamo su, su, e ancora su, fino a Bova.

Ci accolgono le insegne bilingui, un panorama sul Mar Ionio ed una piccola folla di gente: noi entriamo in un locale che porta l’insegna “Lestopitta”; sarà il primo di lunga serie di incontri e ritorni con i nostri amici, i gemelli Mesiano, l’odore dello “street food grecanico” e i loro racconti sulla Bovesia.

Quel giorno ci raccontarono, in particolare, la preparazione che sta dietro la “processione delle pupazze” di Bova: giorni prima si assemblano queste strutture antropomorfe femminili, differenziabili per proporzioni in madre e figlia (segno dell’evocazione del mito di Demetra e Persefone), unendo e intrecciando rami d’ulivo, steddhi, nastri colorati, frutta di stagione e fiori.

La processione inizia: queste “pupazze” colorano i vicoli interessati dal rito, vengono portate da adulti e bambini, e benedette durante la Messa finale. Usciti dalla Chiesa, raggiungiamo la piazza principale, dove si svolge il momento conclusivo e centrale del rituale: queste statue vegetali vengono smembrate e distribuite a tutti i presenti.

Il viaggio di ritorno è lungo, almeno quanto l’andata, e ci lascia lo spazio per uno scambio di impressioni su quanto visto e vissuto durante la mattinata: inevitabile non pensare alla centralità e al ruolo del femminile, in Calabria, durante il periodo pasquale, periodo di morte e resurrezione rituale dei campi e del raccolto. Il richiamo al mito di Demetra e Kore è dunque fortissimo, e non solo nel nome; c’è, poi, la vicinanza geografica a Locri, antica sede di culti dedicati a queste due dee.

Ci viene proprio voglia di dirlo a tutti gli amici e conoscenti che, bonariamente, ci dicono: “ma chi ve la fa fare? A fare chilometri, svegliarvi all’alba?”. Vi rispondiamo con un sorriso e una pacca sulla spalla: “Un sapiti chi vi perditi”

ARCHEOPOLIS

TESMOFORIE: CULTO DEL GRANO E RINASCITA

Dee che abitate la terra d’Eleusi odorata d’incensi,

Paro circondata dal mare e Antrone l’impervia di rupi,

O Demetra sovrana, signora di messi, tu, ricca di doni,

tu con tua figlia, la stupenda Persefone,

per il mio canto benigne donatemi dolce ricchezza

Ed io mi ricorderò di te, o Demetra, insieme un’altra canzone”

[Inno omerico a Demetra]

Secondo le scoperte degli studiosi del Mito, vi fu un tempo in cui la religiosità delle genti fu rivolto soprattutto all’aspetto femminile della divinità; vari furono i rituali delle donne che praticavano culti in onore della Grande Madre. La devozione alla Dea, infatti, ha origini antichissime, il suo culto ha accompagnato la lenta evoluzione dell’uomo: possiamo dire, senza dubbio, che rappresenta la prima forma religiosa apparsa sulla Terra.

Nell’antica Grecia, l’anno era scandito da una serie ininterrotta di feste: il calendario, infatti, prevedeva un numero di celebrazioni talmente elevato che un terzo dell’anno era destinato alle ricorrenze. E bisogna considerare che ogni festa aveva un preciso programma, un rituale, un certo tipo di durata: in generale, si componevano tutte di una processione, di un banchetto, di un sacrificio. Ma l’aspetto più interessante delle feste è il loro ruolo sociale: la festa sospende momentaneamente lo scorrere del tempo, sigla un rapporto con il divino, stabilisce una dimensione collettiva e pubblica.

Le Tesmoforie (greco: Thesmophorìa) erano le più diffuse tra le feste greche: venivano celebrate ad Atene nel mese di Pianepsione, dunque tra Ottobre e Novembre, ed erano dedicate alla dea Demetra, detta Tesmofora, cioè creatrice e garante delle norme del vivere sociale. Altrove e soprattutto in Magna Grecia, queste feste venivano celebrate anche in diversi periodi dell’anno. La cerimonia intendeva rappresentare il riposo ed il risveglio della vita nelle campagne, era la festa dell’entrata nell’oscurità e dell’uscita verso la luce; il fine del rituale era quello di assicurare l’abbondanza delle messi. A queste feste partecipavano le donne ed erano categoricamente esclusi gli uomini: le ateniesi si ritiravano sulla collina della Pnice, accanto all’Acropoli, compiendo un percorso che le conduce all’isolamento, metaforicamente al di fuori della città, a rievocare le disavventure mitiche di Demetra e Persefone per garantire e riaffermare l’ordine delle cose. Le donne, durante le Tesmoforie, praticavano il digiuno, piangevano e si purificavano, ricordando il dolore di Demetra nel distacco dalla figlia Persefone.

Il tema della fertilità dei campi e della donna emerge prepotentemente: la festa ha una forte connotazione agraria, ma non può essere spiegata solo con questo. Al centro della festa rimane la dissoluzione della famiglia, la separazione dei sessi e la costituzione di una società di donne: una volta l’anno dimostrano la loro indipendenza, le loro responsabilità, l’importanza nevralgica che hanno nella fertilità della comunità e dei campi. È evidente come le Tesmoforie marcassero spazio e ruolo della donna nella società ateniese: periodicamente le donne, nelle loro vesti di mogli e madri, attraverso la partecipazione al rito e la condivisione di un segreto, vedevano garantite la loro identità e posizione. Infatti, queste feste costituivano l’unica occasione per le donne di restare lontano dalla famiglia e dagli affanni domestici, costruendosi alloggi provvisori, dormendo a terra o utilizzando come giacigli delle piante particolari e selezionate, che avessero un contatto diretto con la Terra. Tutto questo, per ricordare l’atteggiamento di prostrazione assunto da Demetra nel suo isolamento a seguito del rapimento di Persefone.

#ArcheoPolis

Carmela Bilotto

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

Bruzzano Zeffirio: la Rocca Armenia

29 Dicembre 2016: in tempi come i nostri, scanditi da allerte meteo e piccoli alibi a quella tendenza umana chiamata pigrizia, una certa dose di incoscienza è un atto rivoluzionario ( parafrasando ironicamente Orwell).
Dall’incipit è chiara la situazione che ci si presentava: rischio precipitazioni e neve. Nonostante tutto, ci mettiamo in marcia sulla nostra SS 106 direzione sud. Il disco scelto è “107 Elementi” di Neffa: per chi mastica un po’ di rap, sa che è la giusta colonna sonora di una giornata dedicata alla scoperta di posti nuovi.
La storia che ci porta fin qui è quella degli Armeni, un popolo che abitò queste zone lasciando tracce nella cultura materiale; tutto questo a ricordarci che la Calabria è stata sempre punto di incontro e accoglienza di diverse popolazioni: un concetto, oggi, che si tende a dimenticare. Arriviamo a Bruzzano Zeffirio, un nome tanto poetico quanto profetico: arrivate alla rocca, meta della nostra escursione, un vento delicato accompagna la visita del luogo. A proposito del nome, dice Vito Teti: “C’è un insieme di paesi (abbastanza significativo) che non prende in considerazione la posizione o la collocazione geografica, o la possibile area di provenienza, ma l’origine storica, leggendaria o mitica, il mito dell’origine, un antico toponimo diffuso nel paese o nelle sue vicinanze. Il riferimento è quasi sempre all’antichità classica. […] Bruzzano diventa, nel 1863, Bruzzano Zeffirio . La delibera consiliare del 1 ottobre 1862, di cui si occupa Mosino, motiva così la scelta: «… Essendo Bruzzano un paese antichissimo la di cui fondazione ebbe origine dalle colonie greche dei Bruzzii ed Enotri e che il suo capo, punto distinto nelle Carte Geografiche (Capo Bruzzano) che gli antichi latini appellavano Zephirium, così io credo che Bruzzano per distintivo si dovesse sopraggiungere la sopra denominazione Zeffirio…».
L’antefatto è da ricercare, invece, in una delle nostre riunioni organizzative. Si programmano le mete successive, il lavoro ed i sopralluoghi che ci aspettano; siamo d’accordo che la storia degli Armeni e di Bruzzano vogliamo assolutamente vederla, viverla, sentirla. Quasi come se il cammino amplificasse le nozioni che abbiamo appreso prima di giungere su questa sommità che domina il Mar Ionio, nella provincia di Reggio Calabria.
La rocca è viva, abitata dall’abbandono e dalla bellezza del paesaggio: visitiamo le mura che si fanno spazio tra i rovi e l’Arco di trionfo dei Carafa ricco di affreschi, il Castello e una grotta che si trova ai suoi piedi scavata nell’arenaria. Ci sediamo nell’anfiteatro fatto costruire dal comune e apriamo uno dei diari di viaggio a noi più cari, quello di Edward Lear; passa da qui il 6 Agosto del 1847, dicendo: “molti incantevoli panorami si aprono attorno a Bruzzano sbirciando il mare tra i pergolati: i promontori con la scintillante Brancaleone a sud, e le colline azzurre verso nord. Dopo aver disegnato, ci siamo fermati, malgrado fosse ancora presto, alla porta di una cantina, dove trovammo il migliore vino calabrese che avessimo mai assaggiato fino ad ora. Bene per noi che l’abbiamo trovato soltanto dopo”.
Ci telefonano da casa, dicendoci che il tempo sta peggiorando notevolmente: abbiamo fatto ugualmente scorta di visioni e ci promettiamo di ritornare in questo luogo meraviglioso.

…Continua a seguire lo Strummolo!

ARCHEOPOLIS

Il MARCH nel “bosco incantato” di Catanzaro

Il MARCH nel “bosco incantato” di Catanzaro

Il centro antico di Catanzaro è la stratificazione della sua storia; le sue origini bizantine e il suo sviluppo urbanistico nell’epoca medievale si riflettono nei suoi stretti vicoli, nelle sue stradine, nei suoi saliscendi.

Gli interventi di pianificazione urbana nel periodo postunitario prima e nel secondo dopoguerra poi, hanno solo in parte trasformato il volto della città. Con il primo piano regolatore dopo l’Unità d’Italia fu creata una piccola oasi di verde: Villa Margherita. Lo scrittore inglese Gissing, durante la sua permanenza a Catanzaro nel 1897,la descrisse così: “Anche il giardino pubblico della città è simile a un bosco incantato sull’orlo di un precipizio che guarda a oriente”.

La Villa, che fu inaugurata nel 1881 alla presenza della Regina Margherita di Savoia e del Re Umberto I, sorge in via Jannoni, a poca distanza dallo storico Palazzo De Nobili, sede del Comune e intriso di storia e di vicende umane della città. Fu costruita a ridosso dell’ex convento trecentesco delle Clarisse, ha una struttura terrazzata e da essa si gode un bellissimo panorama che spazia dai monti della Sila al mar Ionio.

Subito dopo l’ingresso è ospitato il museo MARCH (Museo Archeologico e Numismatico), la più antica istituzione museale calabrese, che fin dalla sua fondazione -nacque nel 1867, ma trovò la sua seconda e definitiva collocazione nel 1879- fu visitato e apprezzato da viaggiatori del Grand Tour come Gissing, Douglas, Lenormant, Provenzal, Destrèè. Il Museo, che fino al 2001 ospitava anche importanti opere pittoriche di varie epoche, appartenenti a chiese e monasteri della città soppressi dopo l’Unità d’Italia e a collezioni private e attualmente conservate presso il museo MARCA di Catanzaro (situato in via A. Turco), raccoglie testimonianze storiche delle civiltà e dei popoli che si sono succeduti nel corso dei secoli nel territorio calabrese e in particolare nella provincia di Catanzaro. Gli oggetti esposti provengono da donazioni di collezionisti privati e da rinvenimenti durante campagne di scavo. L’allestimento museale è stato rinnovato ed arricchito nel 2016.

Percorrendo i corridoi si incontrano attrezzi di lavoro del neolitico, graziosi gioielli e manufatti dell’età dei metalli, ceramiche dell’età greca, reperti provenienti dal territorio di Tiriolo di età bruzia, tra cui un elmo con paranuca particolarmente rifinito, i resti di un imponente gruppo scultoreo bronzeo di età imperiale rinvenuti a Strongoli, due cippi funerari sempre di età romana, vari reperti provenienti dagli scavi di Scolacium. Continuando il percorso si incrociano pregevoli manufatti di epoca medievale, tra cui la lamina aurea bizantina raffigurante l’Adorazione dei Magi, proveniente da Tiriolo e alcuni frammenti ritrovati nell’area della chiesa cassiodorea di San Martino a Stalettì.

È presente una ricchissima collezione numismatica, ordinata in ordine cronologico dall’età della Magna Grecia fino all’età normanno sveva.

Nelle immediate vicinanze, all’interno della Villa, si trova la Biblioteca Comunale “F. De Nobili” che custodisce un importante patrimonio librario legato alla città di Catanzaro.

Dopo questo viaggio all’indietro nel tempo si ritorna alla realtà, con la consapevolezza di trovarsi in un territorio pregno di storia, cultura e testimonianze artistiche che costituiscono le radici dell’oggi e del domani.

Per informazioni e dettagli sul museo: www.catanzarodascoprire.it

#archeopolis

Linda Verre

Ph: 4culture