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I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

” All’ombra delle pupazze in fiore “

Questo articolo racconta la Domenica delle Palme del 2010, nell’estremo Sud della Calabria, nella nostra amata area grecanica. Si tratta di ben 7 anni fa: ma questi spazi temporali sono di poco conto, se parliamo, ancora oggi, di un rito che si rinnova da tempo immemore.

Ultima premessa: il titolo dell’articolo richiama un libro fondamentale per comprendere il rito delle Persefoni a Bova, scritto da Alfonsina Bellio. Neanche a dirlo: ve ne consigliamo fortemente la lettura.

Non serve dirci fesserie sulla viabilità calabrese, costruirci un falso sistema di credenze o farcele propinare dalla classe politica: e noi, che queste strade le percorriamo da più di 10 anni (e quante ancora ce ne mancano!), e che ne abbiamo addirittura scelta una come nome dell’Associazione, ne sappiamo qualcosa.

Quel giorno fu davvero delirante raggiungere Bova da Cosenza, con gran parte della SA-RC chiusa, costrette a percorrere la Ionica da Catanzaro fino alla capitale culturale dell’area grecanica: sveglia alle 4 del mattino, partenza alle 5 dopo un caffè allo svincolo di Cosenza Nord. “E tuttu chissu ppi ‘na processione? Un siti normali”.

Ma ci siamo abituate a queste considerazioni.

Fatto sta che questa processione delle “pupazze” di Bova, la cui nomea ci affascinava già da qualche tempo, stavolta non volevamo proprio perdercela. Toccava esserci a qualunque costo!

Dopo ore di macchina, pioggia e paesaggi incredibili, arriviamo su, su, e ancora su, fino a Bova.

Ci accolgono le insegne bilingui, un panorama sul Mar Ionio ed una piccola folla di gente: noi entriamo in un locale che porta l’insegna “Lestopitta”; sarà il primo di lunga serie di incontri e ritorni con i nostri amici, i gemelli Mesiano, l’odore dello “street food grecanico” e i loro racconti sulla Bovesia.

Quel giorno ci raccontarono, in particolare, la preparazione che sta dietro la “processione delle pupazze” di Bova: giorni prima si assemblano queste strutture antropomorfe femminili, differenziabili per proporzioni in madre e figlia (segno dell’evocazione del mito di Demetra e Persefone), unendo e intrecciando rami d’ulivo, steddhi, nastri colorati, frutta di stagione e fiori.

La processione inizia: queste “pupazze” colorano i vicoli interessati dal rito, vengono portate da adulti e bambini, e benedette durante la Messa finale. Usciti dalla Chiesa, raggiungiamo la piazza principale, dove si svolge il momento conclusivo e centrale del rituale: queste statue vegetali vengono smembrate e distribuite a tutti i presenti.

Il viaggio di ritorno è lungo, almeno quanto l’andata, e ci lascia lo spazio per uno scambio di impressioni su quanto visto e vissuto durante la mattinata: inevitabile non pensare alla centralità e al ruolo del femminile, in Calabria, durante il periodo pasquale, periodo di morte e resurrezione rituale dei campi e del raccolto. Il richiamo al mito di Demetra e Kore è dunque fortissimo, e non solo nel nome; c’è, poi, la vicinanza geografica a Locri, antica sede di culti dedicati a queste due dee.

Ci viene proprio voglia di dirlo a tutti gli amici e conoscenti che, bonariamente, ci dicono: “ma chi ve la fa fare? A fare chilometri, svegliarvi all’alba?”. Vi rispondiamo con un sorriso e una pacca sulla spalla: “Un sapiti chi vi perditi”

I RACCONTI DELLO STRUMMOLO

L’Autunno in Calabria

L’autunno è quella stagione che, meglio delle altre, esprime cambiamento ed esplosione di colore: il caldo estivo è lontano e dunque si rivela una stagione adatta, se non la migliore, per vivere la Calabria.
Passeggiare per i boschi col profumo della terra bagnata, osservare il colore delle foglie che, prima di cadere, si ammantano di colori belli da commuoversi ( si parla tanto del cosiddetto “foliage”, un termine che per dovere di cronaca vi riportiamo, ma che lo Strummolo non preferisce utilizzare), giocare a calcio con le pigne trovate sui sentieri e ringraziare Madre Terra per l’abbondanza di meraviglie che ci regala in questo periodo dell’anno: pratiche terapeutiche che si riversano in toto nella definizione di turismo sensoriale.
Vogliamo proporvi non solo un modo diverso di vivere i borghi calabresi, dato che, in questo periodo, visitarli significa conoscere la loro dimensione reale e quotidiana, non falsata dai ritorni estivi degli emigrati e dalle piazze decorate a festa. Vogliamo proporvi di gustare i frutti della terra di questo periodo e la ritualità che caratterizza il cibo e le pratiche di lavorazione qui in Calabria.
Già alla fine di Agosto c’è un rito che segna la fine dell’estate e che ci introduce nella stagione autunnale, un profumo nel ricordo di molti di noi che, da bimbi, eravamo addetti a mettere la fogliolina di basilico nelle bottiglie: la conserva dei pomodori. Non è una tradizione solo calabrese, ma si mantiene ancora molto viva in diversi paesi della regione: conservare i prodotti dell’estate per il consumo dei mesi a venire.
Per non parlare degli abitanti dei boschi calabresi in questo periodo, tutti alla ricerca di funghi, tartufi e vermituri (lumache di terra): ognuno con il suo posto di fiducia e rigorosamente segreto, ognuno con bustoni, sacchi e panari al seguito.
Una pratica piacevole quanto gustosa è la raccolta delle castagne nei sottoboschi calabresi: raccogliere e mangiare questo frutto nelle sue mille varianti, da crude ad abbrustolite, celebra questo prodotto tipico dell’alimentazione del nostro passato, in quanto costituiva un alimento fondamentale anche per le farine. E tante sono le Sagre della Castagna in Calabria: da San Donato di Ninea (Cs) a Sant’Agata d’Esaro (Cs), da Angoli (Cz) a Fagnano Castello (Cs).
Un legame molto stretto tra terra e storia, tra uve e archeologia, si ha nella locride con il Greco di Bianco: Wikipedia lo definisce “il più antico vino d’Italia”, e sicuramente era apprezzato dai coloni di Locri Epizefirii e dai suoi sacerdoti. Tanti sono gli antichi palmenti ritrovati lungo la fascia ionica reggina, queste vasche di pietra usate fin dall’antichità per la vinificazione. E il legame della Calabria con il vino doveva essere profondo e sacro, sancito dai Baccanali e dalle celebrazioni dedicate a Dioniso se, nel 186 a. C. a Tiriolo una tavoletta in bronzo recava il Senatus consultum de Bacchanalibus che limitava fortemente le celebrazioni bacchiche.
Le Clementine di Calabria, agrume a metà tra mandarino e arancio amaro, che hanno la prestigiosa IGP, vi consigliamo di gustarle visitando due aree archeologiche che condividono la terra che li ospita entrambi: gli scavi di Sibari (ma dovete essere pazienti o avere doti di preveggenza, essendo ancora chiusi da ben due anni) e quelli di Medma a Rosarno (Rc).
Se si arriva a Reggio Calabria, magari per visitare il nuovo Museo Archeologico riaperto al pubblico ad Aprile di questo anno, è tempo di Annona: questo frutto esotico dal sapore molto dolce, originario degli altipiani andini, qui si guadagna una certificazione De.c.o. ( Denominazione Comunale di Origine) e viene chiamata in dialetto “u nonu”.
Venire in Calabria a fare esperienza di luoghi e visioni in questo periodo significa destagionalizzare il turismo nel modo più semplice e arcaico possibile: seguendo il ritmo della natura.

Continua a seguire lo #Strummolo…

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Scilla e il Festival dell’ospitalità

Scilla ci ha accolte tante volte calda e scintillante, questa volta però aveva un sapore diverso : aveva il gusto dell’Ospitalità.

Per il secondo anno consecutivo, Evermind e Fare Digital Media hanno ridato vita al Festival dell’ospitalità. Per tre giorni Scilla si è trasformata, grazie al lavoro all’impegno e alla dedizione di ragazzi brillanti, nella casa di tutti coloro che hanno un sogno comune : riappropriarsi della propria vita nel proprio territorio.

L’ambiente è quello conviviale e professionale allo stesso tempo dove si è dato voce a “realtà virtuose che operano in diversi contesti, con passione, sensibilità e innovazione in ambito ricettivo e turistico nel proprio territorio con l’obiettivo comune di metterne in luce i valori, le tradizioni e le peculiarità.”

Un castello a picco sul mare, lo sguardo che cerca Cariddi e piange al pensiero di un ammasso di ferro e calcestruzzo che unisca le due coste, mentre la mente pensa che l’unica unione che ci serve è quella delle realtà virtuose che insieme decidono di portare avanti i tanti progetti che balenano nelle menti.

Il mare, il sole, la romanticità di Chianale e la squisitezza di un panino al pesce spada fanno da scenario perfetto alle brillanti personalità che hanno preso parte al Festival.

L’emozione è tanta ed i timori ancora di più, ma nonostante ciò, abbiamo deciso di accogliere la fiducia che ci è stata data. E allora, con voce tremante abbiamo raccontato la nostra breve storia ed esperienza sul territorio, cercando di trasmettere le nostre emozioni. Oggi, con il senno di poi,  siamo state felicissime di aver dato il nostro contributo al festival. Felici di aver avuto la possibilità di ascoltare ed apprendere dalle tante buone pratiche che gli organizzatori del Festival hanno accuratamente selezionato.

Il confronto è il passo che muove il cambiamento, un cambiamento reale, quello che era presente a Scilla, che è stato presente a Reggio Calabria e che sarà presente nella prossima location del Festival dell’ospitalità.

Alla prossima edizione!